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mercoledì, Ottobre 5, 2022

Antonio Gozzini è stato assolto per aver ucciso la moglie Cristina Maion nell’ottobre del 2019

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“Il disturbo delirante è caratterizzato da false credenze (delusioni) fermamente mantenute che persistono per almeno 1 mese, senza altri sintomi di psicosi”. (https://www.msdmanuals.com/it-it/professionale/disturbi-psichiatrici/schizofrenia-e-disturbi-correlati/disturbo-delirante).

Proprio per questo motivo, Antonio Gozzini è stato assolto per aver ucciso la moglie Cristina Maion nell’ottobre del 2019, tramortendola con un mattarello e  accoltellandola alla gola, per poi tentare di tagliarsi le vene. Inizialmente, il pg aveva chiesto 21 anni di reclusione, che non sono stati mai applicati, in quanto l’uomo alla fine è stato assolto in appello.

Ma come è stato possibile? Il delirio di gelosia, del quale Gozzini sembra essere affetto, porta a credere che il proprio partner intrattenga relazioni con altre persone, per altro non avvalorate da prove. Inutile cercare di dissuadere il delirante: qualsiasi fatto oggettivo verrà ricusato, in pratica si negherà anche l’evidenza dei fatti. Il disturbo delirante viene inoltre associato a demenza senile o ai primi segni della malattia di Alzheimer. Gozzini ha dunque vissuto, secondo quanto scritto nella sentenza di assoluzione, un momento di delirio, il famigerato raptus al quale si fa ricorso quando non esiste altra linea di difesa. “L’ho uccisa per un raptus. Ero geloso e questa cosa mi ha fatto scattare un corto circuito nella testa”:q uesta è la spiegazione tipo che viene data agli inquirenti.

Pur rispettando la sentenza, anche se a denti stretti, viene da pensare che per un buon avvocato è facile invocare la momentanea infermità mentale, come nel caso di Gozzini. E ovviamente il caso diventerà il precedente al quale si potranno appellare altri avvocati. E i raptus si moltiplicheranno, così come i casi di pazzia momentanea. Troppo facile. Fermo restando le diagnosi psichiatriche, le perizie e quant’altro, rimane il fatto che una donna è stata uccisa dal marito. “Non chiamiamolo raptus, ma femminicidio”, come ha dichiarato non molto tempo fa Silvia Garambois, presidente dell’associazione di giornaliste G.I.U.L.I.A., a proposito dei titoli che riguardano gli assassini delle donne.

Questo il testo della sentenza di assoluzione in primo grado:

Si tratta di un verdetto assolutorio con il quale la Corte non intende certo riservare al Gozzini un salvacondotto o un trattamento indulgente a fronte della perpetrazione di un’azione orribile, ma semplicemente tener conto di un elementare principio di civiltà giuridica, quello secondo cui non può esservi punizione laddove l’infermità mentale abbia obnubilato nell’autore del delitto la capacità di comprendere il significato del proprio comportamento”, scrive il presidente della Corte d’Assise Roberto Spanò.

Attendiamo ora le motivazioni dell’assoluzione in Appello, sperando che la non punibilità di Gozzini, dovuta al suo stato mentale, non venga estesa a tutti quelli che ne faranno richiesta.

 

(26 marzo 2022)

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