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giovedì, Febbraio 2, 2023

Il reato, stavolta,  è stato quello di dimenticare un assorbente usato in bagno

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Ecco i fatti: la direttrice del Conad di via del Circuito, a Pescara, è stata esclusa dal punto vendita per aver minacciato verbalmente e attraverso una chat Whatsapp le dipendenti, dopo aver rinvenuto un assorbente usato nel bagno, dimenticato e non gettato nella pattumiera.

La vicenda risale al 14 aprile quando, appunto, l’assorbente usato è stato rinvenuto sullo scarico del water, sia pur regolarmente richiuso nella sua bustina. Che si tratti di una dimenticanza, lo dimostra il fatto che l’oggetto era stato sigillato, ma la direttice del punto vendita ha comunque registrato un vocale sulla chat dei dipendenti nel quale, secondo Urbano Davide, segretario provinciale Filcams-Cgil, la donna dichiarava: “Voglio il nome di chi oggi ha il ciclo mestruale, ok? Sennò gli calo le mutande io”. A questa esternazione ne seguiva poi un’altra da parte di un caporeparto, che invitava a dire il nome di chi aveva compiuto il fattaccio, altrimenti “ci sarebbero state lettere di contestazione e probabilmente difficoltà a rinnovare i contratti a termine”. Davide poi continua così: “A seguito di quanto accaduto, alcune lavoratrici venivano invitate dai capireparto a discolparsi, provando la loro estraneità ai fatti calandosi i pantaloni per dimostrare di non avere il ciclo, cosa che non hanno accettato di fare. Di questo non esistono prove vocali, ma l’invito a discolparsi c’è stato”.

Antonio Di Ferdinando, amministratore delegato della Cooperativa Conad Adriatico, in un comunicato stampa ha dichiarato: “Non possiamo accettare un comportamento come quello che, purtroppo, abbiamo potuto accertare nei confronti delle collaboratrici del punto vendita Conad in via del Circuito a Pescara. Di conseguenza, abbiamo deciso di escludere la proprietaria-direttrice dal sistema cooperativo della catena di supermercati e di procedere alla risoluzione del contratto di affitto d’azienda”. La direttrice, a sua discolpa, ha dichiarato che le sue parole sono state “travisate”, ma i vocali della chat interna direbbero il contrario.

Episodi come questi dimostrano il bullismo praticato da alcuni titolari d’azienda sui dipendenti, costretti a lavorare in situazioni di terrorismo psicologico; ma ancor più, la troppo comune mancanza di sensibilità di una donna verso altre donne, e l’umiliazione di dover provare, pena il richiamo disciplinare o altro, di non essere mestruate.

Sarebbe bastato semplicemente gettare l’assorbente nel cestino e amen; tuttavia sorge una domanda: chi lo ha trovato, la direttrice o qualche altra dipendente? Dalla risposta sarebbe possibile comprendere il clima aziendale del negozio, ma ciò non toglie che questo fatto dimostra quanto sia ancora difficile essere donna e lavoratrice.

 

(30 aprile 2022)

©gaiaitalia.com 2022 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 


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