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giovedì, Maggio 30, 2024

Gender Gap Politico: tutto il mondo è paese (e ha troppa fretta)

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I dati ottimistici che facevano pensare a una maggioranza femminile nel Parlamento islandese sono sfumati. Complice forse la troppa fretta di diffondere i dati, che avrebbero attestato al 51% la percentuale rosa nel governo dell’isola, la speranza è stata delusa: la presenza delle donne sarà del 47,6%, così come comunicato dal presidente della commissione elettorale Ingi Tryggvason. In pratica le deputate elette sono 30 su 63 parlamentari, e non 33 come si pensava in un primo tempo.

Solo il Ruanda con il 61%, Cuba con il 53%, Nicaragua 51% e Messico ed Emirati Arabi Uniti entrambi con il 50%, risultano essere i Paesi a maggioranza parlamentare femminile.

Cosa succede in Italia?

In Italia siamo al 37,5% di donne parlamentari (fonte https://www.truenumbers.it/donne-politica/) un triste primato che ci pone al 36° posto  nella classifica mondiale.

La storia italiana parla chiaro: nel 1946, alla proclamazione della Repubblica le cosiddette Madri Costituenti, ossia le deputate elette, erano solo 21. Il voto femminile era stato sancito solo il 30 gennaio 1945, all’indomani della fine della seconda guerra mondiale e non dimentichiamo che furono tantissime le partigiane a combattere contro il nazifascismo. Donne resistenti che, però, sfilarono in poche nelle manifestazioni perché era considerato disdicevole passare del tempo da sole in compagnia di uomini, meno che mai combattendo, magari in luoghi isolati e fuori mano. Come se la Resistenza si limitasse a una serie di gite fuori porta col fucile, dove si amoreggiava senza pensare ad altro, men che meno alle sorti dell’Italia. Il voto femminile spesse volte rispecchiava quello del marito o del padre, che indicava la preferenza da apporre sulla scheda, creando così delle isole elettorali familiari. D’altronde la pietra miliare nella parità di genere fu posta solo il 24 marzo 1947 attraverso l’articolo 3 della Costituzione. Inolre, negli anni del dopoguerra si pensava che a causa della “vocazione” femminile alla famiglia, le preferenze delle donne andassero verso i partiti conservatori o la Democrazia Cristiana, come comunicato da ITANES, Italian National Electoral Studies, che si occupa di analizzare i cambiamenti nel voto durante gli anni.

Chi sono le nostre politiche?

Il vero prolema in realtà non sono tanto i numeri risicati delle presenze femminili nella politica, quanto invece il pregiudizio che accompagna le deputate. L’uomo – e la donna – della strada spesso pensano che si tratta di figlie di, compagne di, amanti di, facilitate per questo nel percorso politico e nel raggiungimento di posizioni apicali. In parte è vero, basta leggere curriculum e cognomi di alcune di esse; ma esiste anche una grossa fetta di donne che arrivano agli scranni grazie alle loro forze, magari con il supporto di grandi organizzazioni femminili. Le prossime elezioni per il Presidente della Repubblica potrebbero vedere una donna al Quirinale? Personalmente non credo che i tempi siano ancora maturi per questo. Non mancano di certo le donne capaci e meritevoli, tuttavia bisogna fare ancora della strada, soprattutto culturalmente.

La situazione nel resto del mondo

Secondo i dati del 2020, le capo di Stato nel mondo sarebbero venti. Se guardiamo agli USA, abbiamo una donna vicepresidente, Kamala Harris. Hillary Clinton non è riuscita però a spuntarla. Come dire: meglio un presidente purché uomo – anche se di colore, come Obama – che una donna alla Casa Bianca. In Argentina, Cristina Kirchner è stata la presidenta per otto anni, ricoprendo ora la carica di vicepresidente. Mettendo insieme questo dato alla maggioranza parlamentare femminile a Cuba, Nicaragua e Messico, vediamo come l’America Latina è sicuramente avanti al resto del mondo.  In Europa ad esempio, Georgia, Estonia e Slovacchia hanno presidenti donna. Anche Asia e Africa ne contanto alcune: in generale però, sono pochissime, una manciata.

E ora è interessante vedere cosa succederà dopo l’uscita di scena di Angela Merkel, figura più o meno condivisibile, ma pur sempre donna di potere. Una che era stata offesa dal Cavaliere per il suo peso, quando l’unico organo a dover essere messo sulla bilancia, in quella specifica situazione, avrebbe dovuto essere il suo cervello da una parte, e il suo maschilismo dall’altra, per vedere quale pesava di più.

 

(1 ottobre 2021)

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