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L’inno allo stupro di Dario Nascimbeni dal palco alla polvere

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C’era una volta un maschio italico di indubbia e provata virilità, sguardo dritto e mento in alto, frequentatore di chat e di social. Un giorno di fine estate, ammorbato dalle notizie degli sbarchi e di alcune violenze sessuali compiute dai migranti, il nostro leone da tastiera scrisse il proprio vangelo su Facebook, accusando la ministra Lamorgese, titolare dell Ministero dell’Interno, di incoraggiare gli approdi dei clandestini, ergo degli stupratori. Anzi, si superò scrivendo: “dovrebbero stuprare lei, ma chi ne ha il coraggio?”.  Il suo nome è Dario Nascimbeni, silurato qualche giorno fa  da Forza Italia, il partito al quale apparteneva, proprio a causa delle sue dichiarazioni.

Ora però, è necessario fare chiarezza.

Solo dal 1° gennaio ad oggi ci sono stati 49 femminicidi, ossia delitti di donne uccise in quanto tali.

Le analisi Istat riferiscono che per il 74,5% essi vengono compiuti da italiani. (https://www.istat.it/it/files/2018/04/Analisi-delle-sentenze-di-Femminicidio-Ministero-di-Giustizia.pdf).

Per quanto riguarda i casi di stupro invece, gli autori sono per il 60/70% di nazionalità italiana, sempre secondo i dati Istat.

Cosa ben più importante è che lo stupro viene confuso o considerato come un atto sessuale erotico. In realtà è ritenuto crimine contro l’umanità e arma usata per incutere terrore e sottomissione.

Il Codice Penale lo inquadra così:

Art. 609-bis. Violenza sessuale. Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali: 1) abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto; 2) traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona. Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi [c.p. 734-bis; c.p.p. 392, 398]”.

Quindi, i fatti dimostrano l’ignoranza del Nascimbeni sia in materia giuridica che statistica, nonché la profonda misoginia che lo anima. Ma forse anche l’invidia, a mio parere, per una donna che ha raggiunto una posizione di potere alla quale forse lui ambiva.

Comunque consiglio all’ex forzista, che se proprio vuole saperne qualcosa in più sulla violenza sessuale, deve entrare nei centri di accoglienza, ascoltare le storie delle donne immigrate e di quello che hanno vissuto soprattutto nei recinti libici, farsi una cultura sul campo e cominciare a fare politica seria, portando rispetto al suo Paese e abbandonando le esternazioni da bettola che lo hanno reso popolare in questi giorni.

 

(23 settembre 2021)

©gaiaitalia.com 2021 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

 

 

 

 

 



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